“E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Si chiude con questo verso l’Inferno di Dante Alighieri. Purtroppo quello di “riveder le stelle” sembra ormai diventare un’esperienza sporadica da vivere, e non perché siamo stati catapultati in qualche girone infernale, ma proprio perché la notte è sempre meno buia, soprattutto nelle città.  

Colpa dell’inquinamento luminoso, ovvero delle luci sempre accese anche di notte (grattacieli, lampioni, insegne), fenomeno tipico delle grandi aree urbane, che di fatto altera la fisionomia dell’ambiente notturno.


QUANDO È STATA L’ULTIMA VOLTA CHE AVETE VISTO LE STELLE?


Bisogna isolarsi parecchio, andare magari in montagna per godersi un cielo stellato. Questo perché gran parte delle aree cittadine è avvolta dal cosiddetto “skyglow”, una nebbiolina provocata dalle sorgenti luminose artificiali. Questa assenza di naturale oscurità non può non avere un impatto sull’ambiente e in particolare sugli esseri viventi: l’alternanza fra giorno e notte, ovvero il ritmo circadiano, determina i cosiddetti bioritmi, permettendo all’organismo di produrre di giorno sostanze “attivanti”, di notte elementi “rilassanti”. Non è un caso, infatti, che il primo dei consigli degli esperti per un riposo notturno ottimale sia proprio quello di addormentarsi in un ambiente perfettamente buio.


ANCHE GLI ANIMALI VOGLIONO LE STELLE


L’oscurità è quindi la migliore amica di un buon sonno ristoratore. E se noi possiamo crearci una perfetta oscurità nel buio della nostra stanza, lo stesso non possono fare gli animali selvatici che vivono e dormono all’aperto, con inevitabili ripercussioni sul loro benessere e sulla loro salute. E questo fenomeno riguarda moltissime specie animali, dal momento che l’inquinamento luminoso non riguarda soltanto le aree urbane: in una ricerca, pubblicata su Animal Conservation, gli scienziati hanno confrontato i dati satellitari che rappresentano la quantità di luce artificiale nel cielo notturno con quelli che fotografano la distribuzione degli hotspot mondiali di biodiversità, le Key Biodiversity Areas. Il risultato? Meno di un terzo di queste aree incontaminate era totalmente esente da questo fenomeno, mentre circa il 50% di questi hotspot – localizzati soprattutto in Europa e Medio Oriente – risultava coinvolto dalla luminosità artificiale.


Prossima missione? Una notte più buia, un mondo più stellato.


Team Florena Fermented Skincare
Giugno, 2020