Fiori E Stilisti, Un Legame Fiabesco



Nella moda che non esiste più, quella dei couturier che ci fanno ancora sognare con le loro creazioni iconiche, anche se appartengono al passato remoto, il binomio tra stilisti e fiori è stato spesso qualcosa di ancestrale, se non ossessivo.


SIMBOLO DI UNIVERSALITÀ: LA CAMELIA

Ne sa qualcosa Gabrielle Chanel, per cui la camelia era ben più di un fiore preferito, era una fonte di ispirazione che si posava sui revers della giacca, che si infilava nel passante della cintura o che si appuntava sul cappello, smorzandone l’allure maschile.

La camelia è stata letteralmente cannibalizzata da Mademoiselle Coco, che l’ha replicata all’infinito, su tutti i materiali e in tutti i tipi di tessuto. La camelia è bianca, il colore-non colore per eccellenza, è luce, è al tempo stesso geometria lineare e rotondità opulenta. Forse proprio per questo Gabrielle l’amava così tanto, perché si dimostrava un simbolo di universalità, in grado di vestire e interpretare la fragranza scelta da ogni donna.


IL PAPAVERO: ELEGANTE ED ETEREO

Un fiore senza profumo è anche il feticcio dell’artista giapponese Kenzo Takada, animo della maison Kenzo, che nel papavero ha trovato la sua metafora. Sottile ma resistente, fragile solo in apparenza, elegante ed etereo, il papavero è capace di fiorire dappertutto, anche nei paesaggi metropolitani.

Anche il celeberrimo “rosso Valentino” ha un’origine floreale: la leggenda narra che lo stilista fosse stato folgorato da questa particolare cromia durante una serata al Teatro dell’Opera di Barcellona: le donne sul palcoscenico sono vestite di rosso e a lui appaiono come gerani.


DOPO LE DONNE, I FIORI SONO LE CREAZIONI PIÙ DIVINE

Parola di Christian Dior che immaginava e disegnava gonne larghe come corolle. E che aveva cucito nell’orlo di ogni gonna della sua prima sfilata un mughetto portafortuna, il suo fiore preferito. Per Dior, quello con i fiori è un filo ininterrotto tra la vita, gli abiti e la profumeria. Le sue fragranze storiche ruotano attorno a un fiore, con particolare attenzione alla rosa, che insieme all’amato mughetto, è protagonista di uno degli abiti più iconici, datato 1949, e chiamato appunto “Miss Dior”.


LA STAMPA FLOREALE NEL DNA

La potenza iconografica della stampa floreale è nel dna di un’altra gloriosa griffe, quella della doppia G: è il 1966 quando Rodolfo Gucci decide di fare un regalo speciale a Grace Kelly, in visita insieme al marito, il Principe Ranieri di Monaco, nella sua boutique milanese. A creare il motivo con 43 pattern (non solo fiori, ma anche insetti ed erbe) fu l’artista Vittorio Accornero. La stampa fu poi impressa su un foulard color argento. Ed entrò istantaneamente nel mito.


Team Florena Fermented Skincare
Marzo, 2020